Il vino secondo Slow Food

Dalla materia prima che sia espressione diretta e sincera del terroir di provenienza al ricorso a prodotti consentiti in agricoltura biologica, dal rapporto virtuoso con collaboratori, dipendenti e altri produttori alla tutela della biodiversità, fino alla salvaguardia del paesaggio. Il Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto presentato oggi a BolognaFiere, in occasione di SANA, racchiude in dieci punti ciò che, per l’associazione della chiocciola, significa il mestiere del vignaiolo, inteso non più solo come produttore di vino, ma anche come motore attivo per un’agricoltura che promuova una crescita culturale, economica e sociale, etica e armonica sul territorio.

Leggi qui il Manifesto Slow Food per il vino buono, pulito e giusto

Per comprendere l’origine di questo Manifesto occorre tornare indietro di 13 anni, al 2007, quando a Montpellier si riunivano i Vignerons d’Europe, i vitivinicoltori del Vecchio Continente. Al termine di quelle giornate di incontro nasceva un documento con cui affermavano i capisaldi della produzione slow. Ora ci si apre a tutto il mondo e il nuovo documento si arricchisce, prendendo in considerazione tutto il complesso di relazioni che genera il lavoro del vignaiolo.